Buoni propositi di gennaio: perché a metà mese già li odiamo!

Gennaio è quel mese in cui tutti scriviamo i buoni propositi
e poi, più o meno verso il 13, iniziamo a chiederci perché li odiamo così tanto.
Il primo gennaio sei fiduciosa.
Convinta.
Quasi commossa dalla versione di te che stai per diventare.
Il cinque sei ancora lì che “dai, ci sto provando”.
Il dieci stai già facendo finta di niente.
Il quindici hai cancellato la lista
e stai prendendo a calci la tua autostima chiedendole perché non collabora.
La palestra è diventata un ricordo lontano.
La dieta è durata meno di una storia su Instagram.
L’agenda nuova ti guarda come se fossi tu ad aver deluso lei.
E ogni anno la storia è la stessa:
nonostante tutto l’impegno profuso… niente funziona.
Quindi il problema devi essere tu.
Spoiler: no.
La truffa emotiva chiamata “nuovo inizio”
Gennaio è il mese in cui ci vendono l’idea
che basti cambiare numero all’ anno, per cambiare anche personalità.
Nuovo anno, nuova te!
Più organizzata.
Più serena.
Più performante.
Peccato che:
– faccia freddo
– diventi buio alle cinque
– tu sia stanca già da ottobre
Ma questo dettaglio non importa a nessuno.
(Soprattutto non importa a te.)
Se molli, se rimandi, se non ce la fai…
sei tu che non hai forza di volontà.
Ed è qui che i buoni propositi di gennaio smettono di essere innocui
e iniziano a diventare una forma elegante di autosabotaggio.
Perché ho deciso di scrivere i cattivi propositi
Quest’anno ho deciso di non partecipare alla gara.
Niente liste eroiche.
Niente promesse fatte sotto ricatto emotivo.
Semplicemente perché sono stanca
di usare i buoni propositi come un’arma puntata contro me stessa.
Ho scritto i cattivi propositi.
Sono poco ispirazionali, ma molto più utili:
– smettere di trattarmi come un progetto fallito entro metà mese
– non confondere la stanchezza con la mancanza di valore
– accettare che gennaio mi rallenti invece di colpevolizzarmi
– ricordarmi che non devo migliorare per meritarmi rispetto
Non saranno di moda.
Non sono belli da vedere.
Ma funzionano.
La verità che nessuno mette nelle liste
Gennaio non è una ripartenza.
È un trascinamento lento, con il piumino addosso
e la pazienza sotto zero.
E va bene così.
Non devo diventare una versione migliore di me in 31 giorni
(anche perché se sono arrivata fin qui con quella “difettosa”,
tanto male non deve essere).
Devo solo smettere di essere la mia peggior nemica
mentre provo a sopravvivere all’inverno.
Se poi a marzo mi viene voglia di cambiare qualcosa, lo farò.
Senza sensi di colpa.
Senza proclami.
Senza liste punitive.
In conclusione (senza carezze)
Quest’anno i buoni propositi li lascio
a chi ha ancora qualcosa da dimostrare.
Io scrivo quelli cattivi.
Quelli che non usano il nuovo anno come un processo a mio carico.
Perché il problema non è mollare i propositi.
È usare ogni rinuncia
come una prova che c’è qualcosa che non va in noi.
E, te lo dico ridendo...
9 Comments
Urbano.tralerighe
Applausi! Ho appena chiesto scusa alla mia agenda nuova: lei si aspettava un manager in carriera, io le ho offerto solo una lista della spesa.
Gennaio è quel mese in cui l’unico ‘nuovo inizio’ che riesco a gestire è l’inizio di una nuova serie TV sul divano… 😅
Adoro i ‘cattivi propositi’: se la versione ‘difettosa’ di me è arrivata fin qui, direi che il tagliando può aspettare almeno fino a Pasqua! 💪
noraarielle
L’anno prossimo solo cattivi propositi!
Maria
Che bello non partire a gennaio col peso dei buoni propositi!
Viva la leggerezza dello zucchero a velo dei pandori, che vanno consumati, e senza troppi sensi di colpa, visto che ci sono ancora tanti mesi avanti prima che arrivi la prova costume!
Caterina
molto simpatico e reale questo articolo
noraarielle
Grazie 🙂
Norma
Ma in realtà mi sembrano molto più buoni i cattivi propositi, accettarci mi sembra un grande traguardo😁
noraarielle
Ci si prova 🙂
KaraLa
Un po’ è anche colpa del fatto che gennaio dura 47mila giorni 😂
noraarielle
Questo è vero! Gennaio il mese più lungo dell’anno e agosto se sei in ferie puff già finito